Regione Toscana
norma

 
MINISTERO DELL'INTERNO  
CIRCOLARE 6 aprile 2000, n. 300/C
  OGGETTO: Revoca del divieto per lo straniero di essere presente in Italia durante l'iter autorizzativo del lavoro subordinato.  
 


 
  urn:nir:ministero.interno:circolare:2000-04-06;300-c

AI SIGG. QUESTORI DELLA REPUBBLICA - LORO SEDI

E, p.c.: AI SIGG. PREFETTI DELLA REPUBBLICA - LORO SEDI

AL SIG. COMMISSARIO DEL GOVERNO PER LA PROVINCIA DI BOLZANO

AL SIG. COMMISSARIO DEL GOVERNO PER LA PROVINCIA DI TRENTO

AL SIG. PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA - AOSTA

AI SIGG. DIRIGENTI LE ZONE DI POLIZIA DI FRONTIERA - LORO SEDI

AI SIGG. DIRIGENTI DEGLI UFFICI DI POLIZIA DI FRONTIERA - LORO SEDI


 

Nel corso di recenti riunioni interministeriali, sono state affrontate le problematiche connesse con il divieto per lo straniero di essere presente in Italia durante l'iter autorizzativo del lavoro subordinato.

Sull'argomento, com'è noto, furono a suo tempo impartite istruzioni miranti a sancire tale impedimento (cfr., in particolare, circolare n. 559/443/186378/5/11/3/1 del 26.5.1993, con la quale è stata trasmessa una circolare del Ministero del Lavoro).

L'attuale quadro normativo, che, tra l'altro, consente la conversione da permesso di soggiorno per motivi di studio in quello per lavoro e che prevede l'ingresso per inserimento del mercato del lavoro, non esclude, tuttavia, che la procedura in esame possa essere avviata anche nel caso in cui lo straniero sia legittimamente presente in Italia.

Alla luce di siffatte considerazioni, si è convenuto di revocare il divieto di cui trattasi.

Si pregano, pertanto, le SS.LL. di provvedere, sussistendone i prescritti presupposti, all'apposizione del nulla osta di competenza sulle autorizzazioni al lavoro pur in presenza sul territorio nazionale dell'interessato.

Resta inteso che, in ogni caso, lo straniero dovrà munirsi di apposito visto ai fini dell'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, qualora sia in possesso di un titolo di soggiorno non convertibile.


 

IL CAPO DELLA POLIZIA